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Colosseo

                                           introduzione
Finché rimarrà in piedi il Colosseo, anche Roma durerà. Quando cadrà il Colosseo, Roma cadrà. Quando Roma cadrà,…………..!!!
Sono partito dal Colosseo, e da Roma , per dare una spiegazione ai fatti , che affliggono i nostri tempi. Europa, immigrazione, e la Chiesa Romana.
Noi abbiamo , sempre accettato tutto quello che da millenni ci raccontava e imponeva la Chiesa di Roma e dove non ci spiegava, metteva il dogma. Ora è arrivato il momento di capire se quello che ci ha insegnato è vero.
Quando un Papa , nell’ultimo viaggio in Francia , sostiene irresponsabilmente ; “è in atto una invasione Araba dell’Europa, ma non è per forza un male.”, crea della confusione tra la gente. Questa è portata a credere che Dio non esiste e che le religioni , sono un’invenzione dell’uomo. Negli articoli che ho preparato, vi dimostrerò come stanno veramente le cose.
Graziano M. Campostrini

 

 

Continua……..

Volo a vela

 

Il volo a vela

 

Leggendo l’articolo più sotto:” L’Aliante”; mi sono tornati in mente i vecchi tempi.

Sono uno dei pochi fortunati che ha avuto la possibilità di cavalcare le bolle termiche . Queste si formano sulla superficie di un terreno dopo essersi riscaldato dal sole. Le bolle , aumentano di temperatura fino a superare quella dell’aria esterna. A questo punto si staccano dal terreno, per poi salire ; come un ascensore, fino a quando la loro temperatura, raggiunge la stessa temperatura dell’aria circostante. In questa condizione, la bolla si ferma e rimane sospesa. Da qui si cerca un’altra termica che passa da quelle parti e se si riesce a saltarci sopra, si può continuare a salire sempre più in alto. Allora a 17 anni , mi facevo trasportare divertendomi, da queste bolle di aria calda, con l’ aliante “Canguro” con struttura e rivestimento interamente in legno.

(lunghezza delle ali=19,20 mt.; efficienza=30. Perdendo un metro di quota, si possono percorrere 30 metri. L’aliante con efficienza migliore mai costruito è il Flugtechnik & Leichtbau eta, con efficienza =72, e lunghezza ali =30 mt.).

Partendo da una quota di 2000 piedi e saltando da una termica all’altra arrivavo a 6800 piedi di altezza, circa 2000mt., senza bisogno del motore. (allora il record italiano di altezza per un aliante era di 14.000 metri. Oggi il Perlan II , americano, può raggiungere i 25000 metri.) Per trovare queste bolle nel cielo, ero aiutato da uno strumento a bordo che si chiama “variometro”.

variometro

Il variometro indica la velocità in metri al secondo ascensionale/discensionale, fornendo al pilota informazioni sul moto verticale dell’aliante.

Naturalmente essendo il mio aliante senza motore, venivo trainato con una fune, all’altezza di 2000 piedi circa, da un aereo mono elica tipo il “Piper P28” militare. Raggiunta l’altezza voluta, mi sganciavo.

Da qui potevo salire in solitudine, con il soffio del vento a farmi compagnia , e

veleggiando nel cielo infinito; a caccia di termiche.

ali

A Gorizia avevo partecipato ad un corso di cultura aeronautica, con esami teorici e pratici, sul volo a motore, volando su un aereo P148, della seconda guerra mondiale, un po rattoppato, con un motore che ogni tanto scoppiettava , e con l’Istruttore a bordo. Ero ospite con altri 100 studenti provenienti da tutta Italia, dell’Aviazione Militare Italiana. Alla fine del corso l’Aeronautica, regalava ai primi tre ragazzi con il punteggio migliore; un corso di un mese , all’aeroporto di Rieti, dove si trova il Centro nazionale del volo a vela, per conseguire il brevetto di aliante veleggiatore.

Io arrivai quarto, con lo stesso punteggio del secondo e del terzo studente, perché contava anche il tempo di consegna lavori.

Per fortuna mi presero lo stesso, e così iniziò la mia avventura all’aeroporto di Rieti.

Dopo 15gg. di corso teorico e pratico con l’istruttore; (il mio era il campione italiano di acrobazia con aliante di allora), mi lanciarono nell’aria da solo per la prima volta.

Il primo volo fu perfetto, ma dal secondo volo in poi, decisero di cambiarmi il soprannome che danno ai nuovi allievi, e lo cambiarono in “ Kamikaze “ perché atterravo come un sasso.

Perfino il mio istruttore aveva paura di volare con me. Un giorno decise di insegnarmi lo stallo, mi spiegò tutte le fasi molto bene, e poi disse: “adesso tocca a te” e mi passò i comandi. Il Canguro è un aliante biposto, con i piloti uno dietro l’altro. Il mio istruttore stava dietro, e quando lasciò i comandi in mano mia , si mise comodo, ad aspettare lo stallo.

Io eseguii tutte le istruzioni in modo perfetto, e quando l’aliante alzò il muso prima di fermarsi in aria, cercai di mantenerlo con le ali in posizione orizzontale, per evitare di cadere entrando in vite.

Le ali iniziarono a tremare, perché diminuendo la velocità , la portanza diminuiva sempre di più , fino a che a 40 nodi sullo strumento, l’aereo abbassò il muso, fino a cadere nel vuoto in picchiata.

Io in quel momento feci quello che mi insegnò il mio istruttore: aiutai l’aereo a cadere abbassando il muso, senza frenarlo, ma forse un po emozionato, lo aiutai un po troppo.

Dovevo solo spingere in avanti la cloche , ma la spinsi talmente forte che mi sfuggì di mano. Nel Canguro , la cloche, è lunga 50 cm da terra, e quando si inclina tutta in avanti non ci arrivi più a prenderla, specialmente se sei legato al sedile.

Improvvisamente, con quel movimento della cloche, l’aereo andò fuori controllo e continuò a cadere nel vuoto a testa in giù, per fortuna con le ali parallele.

Dietro di me, sentii un gran rumore, io e il mio istruttore ci trovammo spiaccicati contro il tettuccio di plexiglass trasparente, perché avevamo le cinture di sicurezza un po larghe.

Sentii un gran vuoto nello stomaco, e vedevo l’aeroporto che si avvicinava molto velocemente, comunque in quella posizione ,si godeva di una bella vista. Mentre ammiravo l’aeroporto con la testa in giù, sentivo dei rumori strani dietro di me. Era il mio istruttore, che si stava dimenando legato al sedile, per riprendere la cloche, con i piedi, perché con il suo braccio corto, non ci arrivava. Era più basso di me, e così decisi di dargli una mano.

Quando mi accorsi che anch’io, non ci arrivavo, decisi di sganciarmi le cinture e nello stesso tempo sentii che anche l’istruttore aveva avuto la mia stessa idea.

Alla fine non ricordo chi, ma uno dei due riusci a riprendere la cloche. L’aliante fece una grande S nel cielo e ritornò in piano, in posizione corretta.

Dopodiché l’istruttore continuò il volo senza dirmi niente, forse non voleva spaventarmi, ma io non mi ero mai divertito così tanto.(ero giovane)

Girando nel campo d’aviazione, trovavo diversi piloti, alcuni di elicottero, altri del Fiat G91 Pan ,che una volta si usava nella pattuglia acrobatica tricolore, come i “ Diavoli rossi” ; altri del famoso Lockheed F-104 Starfighter , chiamato sigaro o bara volante, perché con quelle piccole ali da tre metri l’una, forse meno, non era altro che un missile. Se si spegneva il motore , diventava una bara. Questi piloti erano tutti d’accordo nel dire che l’aereo che si guidava con più soddisfazione era l’aliante. Ed era vero, perché negli altri aerei bastava dare gas per salire di quota, mentre nell’aliante se guadagnavi metri in salita, il merito andava tutto alla bravura del pilota che sapeva sfruttare le correnti ascensionali. Chi non ci riusciva era costretto a fare un volo librato che l’avrebbe lentamente portato a terra.

Un pomeriggio, il mio istruttore si fece trainare con il suo aliante da competizione , a 2000 piedi di altezza , poi uno dietro l’altro fece sette giri della morte (loop) ; con l’ultimo sfiorò il terreno e si infilò diritto dentro l’Hangar. Quando scese dal velivolo ,tutti gli allievi gli fecero i complimenti, e lui disse: “ ragazzi, oggi non sono in forma!!!”.

Comunque io alla fine riusci a prendere il brevetto di aliante veleggiatore. Nell’ultima prova di volo, il mio esaminatore venuto a posta da Milano , per trasformare il mio brevetto in civile, mi fece i complimenti, per le mie manovre un po spericolate . “ Bei tempi”.

Graziano M. Campostrini

 

 

L’ Aliante

 

 

L’aliante è una macchina davvero molto strana. Tutti credono di conoscerla, ma in realtà sono pochi quelli che la conoscono davvero. E sono pochissimi a sapere come vola. Il problema sta nel fatto che l’umanità tende sempre a generalizzare, a racchiudere dentro schemi. Provate a chiedere cos’è un aliante e ne scoprirete delle belle. Molti vi descriveranno un deltaplano, altri vi parleranno di quegli aeroplanini di carta che facevamo da bambini. E che molti di noi, me compreso, fanno ancora da adulti. Oggi, grazie alla pubblicità, tanta gente risponderebbe in modo corretto, per aver visto lo spot di un noto amaro. L’aliante in questione è proprio quello che ho utilizzato per anni per fare scuola di volo a Lucca-Tassignano. Ma anche così, in realtà, sono pochi ad aver visto da vicino un club di volo a vela, ad aver toccato quelle macchine meravigliose dalle lunghe ali.

Inoltre, esistono tanti tipi di alianti e non sono certo tutti uguali. Nei paesi scandinavi c’è la neve. Tanta. Per tanti mesi dell’anno. Gli abitanti non dicono semplicemente “neve” come facciamo noi. Hanno una dozzina di termini diversi per designare altrettanti tipi di neve.
Allo stesso modo, non si può dire semplicemente “uccelli” per designare un animale che vola o che ha le ali. Ciò che la gente non sa, neanche coloro che si dedicano con passione all’osservazione degli uccelli, è che esistono due grandi categorie di uccelli: quelli veleggiatori e quelli non veleggiatori.

Che significa? Per semplificare il concetto al massimo, diciamo che gli uccelli non veleggiatori volano battendo sempre le ali, tranne quando planano per atterrare. Gli altri battono le ali occasionalmente, ma di solito volano ad ali spiegate, ferme, sfruttando le correnti ascendenti dell’atmosfera.

aquila
Si fa presto a dire aria. Si fa presto a dire vento. Noi diciamo “neve” e non sappiamo riconoscerne la dozzina di tipi diversi. Così diciamo “aria” e non ne riconosciamo le decine di caratteristiche diverse. Del vento sappiamo che è aria in movimento orizzontale, tutto qui.
Ma dovremmo avere una trentina di termini diversi per l’aria. E il vento non è sempre orizzontale, anzi. Spesso è obliquo e impatta la superficie delle acque, del mare o dei laghi, generando le onde. Se il vento scorresse parallelo alla superficie del mare, le onde non ci sarebbero.
A volte il vento è verticale. Spesso scende dritto dall’alto verso la terra, ma altre volte sale dalla terra surriscaldata dal sole e si spinge a quote alte, dove l’umidità contenuta al suo interno si condensa e diventa una nube. Allora gli uccelli veleggiatori volano al suo interno ad ali ferme e si fanno portare in alto senza sforzo. La papera non veleggia. Tranne che per brevissimi tratti, quasi per caso. Il gabbiano veleggia quasi sempre e così il condor, la poiana, il falco, il rondone, l’aquila?
Il passero, il piccione, il merlo non veleggiano. Pur essendo formidabili volatori.
Non conoscono le decine di termini diversi per designare i diversi tipi di aria e di vento.
Il pilota di aereo o di elicottero, neppure loro conoscono quei tipi e quei termini. Difatti non veleggiano.
Il pilota di aliante è un veleggiatore puro.
Se il pilota di aereo guarda verso l’alto, verso le cime dei monti, verso le nubi, vede aria.
L’aliantista vede un gran numero di cose diverse. Vede la dinamica tutta dell’atmosfera, vede i raggi del sole impattare la superficie secondo angoli diversi a seconda dell’orografia del terreno, vede le rocce scaldarsi di più dei boschi, vede l’aria a contatto delle rocce riscaldarsi e dilatarsi per poi iniziare a salire. Vede l’aria calda andare su, quella fresca scorrere a prendere il posto di quella che se ne è andata e scaldarsi a sua volta e poi salire. Vede gli sbuffetti di condensazione apparire e sparire qua e là nel cielo, ad indicare il punto dove il vento ascendente ha portato la propria umidità. Vede i costoni sopravento e sottovento, vede i punti dove poter salire ad ali tese e la strada nel cielo, da un cumulo all’altro, da seguire. Vede anche le aree da evitare, dove sa che il vento verticale, in quei luoghi, sarebbe discendente.
Il pilota di aliante, chiamato anche volovelista, conosce l’aria come lo scandinavo conosce la neve. Tanti tipi diversi. Tanti termini.

Ho osservato le persone in visita nei vari club di volo a vela. Nel guardare da vicino un aliante rimangono stupiti. Molti lo trovano una macchina fragile, per via delle lunghe ali, goffa e poco maneggevole, perché ci vedono spostarlo a terra con una certa difficoltà. Alcuni lo trovano anche scomodo e stretto, da claustrofobia e si chiedono come si fa a volare dentro quel “coso”.
Il paragone con l’aereo è inevitabile. L’aereo è lì, magari il nostro Robin da traino, tozzo e robusto, con le ali corte e forti, ampio, comodo e soprattutto, dotato di motore, simbolo di affidabilità e sicurezza.
La gente vede la neve, ma non ne riconosce la dozzina di tipi diversi.
Il traino si allinea, viene agganciato il cavo, tutto motore e si va, le due macchine in fila verso il cielo. Subito dopo la partenza, l’aliante si stacca leggero e si mette a pochi metri da terra, in attesa che anche l’aereo venga su. Poi lo segue con assoluta precisione, rivelando una maneggevolezza estrema. Dei due, il più penalizzato è l’aereo. Ad appena cinquanta metri da terra, se il motore del traino si fermasse, in nessun modo potrebbe riatterrare in pista. L’aliante sì, senza problemi. Potrebbe fare una virata perfetta di centottanta gradi e tornare al suolo in contropista, mentre l’aereo va a cercare fortuna nei campi vicini.
Il traino ha circa quattro ore di autonomia, con la benzina contenuta nei suoi serbatoi. L’aliante non ha limiti di autonomia. La sua benzina sono le correnti ascensionali.
Il traino può salire poco oltre i quattromila metri. L’aliante potrebbe anche superare i diciassettemila.

E la robustezza? Un aliante di categoria normale è robusto quanto un aereo di categoria acrobatica. Il nostro aliante ha una robustezza più che doppia rispetto al Robin da traino. A dispetto delle sue lunghe ali, dieci metri l’una, le cui punte potrebbero quasi toccarsi prima di rompersi.
Il pilota di aereo teme la piantata di motore. L’aliantista no, lui vola sempre senza motore.
Il pilota di aereo teme l’incendio. L’aliantista non porta in giro nessun serbatoio di benzina.
Nella sua macchina fortissima, che non cade e non si rompe, il volovelista sale con le correnti, osservando il cielo più che la terra, senza rumore, senza paura. Ha tutto, anche il paracadute come estrema risorsa. Guadagna quota, preziosa energia da spendere per fare strada, verso altre ascendenze, altra quota e altra strada. Il suo pilotaggio è praticamente perfetto. Visto di fronte è un punto con due linee, le ali. La pulizia delle sue manovre non è valutata attraverso il rozzo viro-sbandometro dell’aereo, ma attraverso un filo di lana attaccato sopra la capottina trasparente. Un filo che deve rimanere sempre allineato all’asse longitudinale della macchina, a pena di un terribile scadimento delle prestazioni aerodinamiche della macchina.

L’aliantista non vola mai basso. Motivo per cui l’aliante è meno visibile dell’aereo. A mille piedi, quota che gli aerei mantengono ordinariamente per lunghi tragitti, l’aliante è prossimo all’atterraggio.

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E alle alte quote, sopra le montagne, sopra le pianure, sotto i cumuli, vola in silenzio, in compagnia, a volte, di altri esseri che, come lui, vedono ben di più che della semplice “aria” ? intorno a loro: gli uccelli veleggiatori. I quali non si spaventano nel vedere l’aliante. Girano insieme nella termica, senza timore alcuno, anche per parecchio tempo, almeno quanto basta all’uccello veleggiatore, vero padrone degli spazi aerei, per guadagnare quota più in fretta, diventare un puntino, confondersi con il cielo e scomparire.
Un aliante ha di solito un’efficienza di circa trentotto. Vale a dire che da mille metri potrebbe percorrere trentotto chilometri, in aria calma, prima di toccare terra. La tecnologia odierna è in grado di fornire macchine con efficienza sessanta, ma presto si raggiungerà quella di cento.
Ho detto in aria calma, ma l’aria, abbiamo visto, non è mai calma e contiene sempre, qua e là, le ascendenze che ci permettono di riguadagnare la quota persa in un trasferimento.
Per cui, quando infine decide di scendere, il volovelista deve azionare dei dispositivi chiamati “diruttori di portanza”. Sono due “palette” che escono dalle ali per un certo tratto e oppongono al vento relativo la loro superficie. Non sono aerofreni, non servono a frenare, ma propriamente a rompere la forza di portanza di quel tratto di ali, come se le tagliassero letteralmente, accorciandole, riducendone drasticamente l’enorme efficienza, facendo sì che il peso riesca infine a riportare giù una macchina che per sua natura, altrimenti, non scenderebbe più a terra.

Evandro A. Detti (Istruttore AEROCLUB VOLOVELISTICO TOSCANO )

 

Per non dimenticare

Nel 2011 sono passato per lavoro , da Damasco in Siria , e poi in macchina fino ad Aleppo. Qui non si stava male , la sera potevo passeggiare da solo per le vie della città , ad ammirare i negozi locali, e andare al ristorante. Un pomeriggio molto caldo, sono stato invitato in una festa privata in un ristorante di lusso; in un tavolo a bordo piscina. Ero sorpreso dal fatto che molti uomini e donne, erano vestiti con abiti tradizionali, coperti fino agli occhi, e in piscina delle donne facevano il bagno in costumi europei.
Mi chiedevo che fine avesse fatto il dittatore Assad, perché non si sentiva la sua presenza. Solo negli uffici e nei bar si poteva ammirare la sua grande foto appesa ai muri.

Continua

EX MACCHINA

EX MACCHINA

Recentemente ho avuto l’occasione di vedere due film interessanti,con una cosa in comune;i robot.
Il primo film si chiamava INTERSTELLAR , mentre il secondo EX MACCHINA.

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In Interstellar, il robot antropomorfo, era molto simile ai robot dei giorni nostri; la sua memoria si può paragonare al sistema di guida automatica dei Jumbo; con la differenza che poteva discutere con il pilota e decidere la rotta da prendere. Aveva una Ai(Intelligenza Artificiale) molto elaborata. Fisicamente assomigliava a quattro pezzi di ferro, tutto a spigoli; bruttissimo da vedere (come i primi robot inglesi). Come prestazioni fisiche, invece era incredibile.
Forse fra dieci anni riusciremo veramente a costruirne uno con le stesse caratteristiche.

In Ex Macchina invece i robot, erano avanti tecnologicamente, anni luce rispetto a quelli di interstellar., perché oltre ad assomigliare a noi, provavano anche dei sentimenti.
Forse con la nostra tecnologia riusciremo a farne uno uguale fra 50 -80 anni.
Siamo ancora indietro, ma il problema è un altro. Quando ci arriveremo, si presenteranno altri problemi, gli scienziati si troveranno di fronte ad altri tipi di domande.

Per capire queste nuove domande, racconterò un pezzo di storia di questi due film.

Scritto e diretto da Alex Garland (28 Giorni Dopo, Sunshine, Dredd), Ex Machina è un thriller psicologico incentrato su un triangolo amoroso tra due uomini e una bellissima donna robot.

Trama:

Nathan è uno scienziato, da tempo impegnato nella costruzione di un’intelligenza artificiale che possa competere in tutto con quella umana. Per testare i primi concreti frutti del suo lavoro, decide di inserire questa intelligenza nel corpo di una incantevole ragazza robot;Ava e metterla alla prova con un neo  laureato Caleb , scelto per trascorrere un po di tempo nella residenza di Nathan.

Giunto nel rifugio di montagna del brillante scienziato miliardario, Caleb si rende ben presto conto, di essere stato scelto per prendere parte ad un importante esperimento; che però si trasforma ben presto in una inquietante battaglia psicologica, tra uomo e robot in cui oscuri aneddoti iniziano a venire a galla.

 

Interstellar è un film di fantascienza del 2014 diretto da Christopher Nolan e interpretato da Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain e Michael Caine.

Il film narra di un gruppo di astronauti che viaggiano attraverso un wormhole in cerca di una nuova casa per l’umanità, e i robot sono una parte fondamentale per aiutare i piloti di astronavi interstellari, a trovare nuovi pianeti.

robot robot interstellar

 

In tutto il film , il robot aiuta il pilota protagonista, a risolvere mille problemi e anche a salvargli la vita. Verso metà film, il pilota, per salvarsi non ci pensa neanche un secondo a sacrificare il robot e abbandonarlo nello spazio , nonostante tutto quello che aveva fatto per lui.. Questo tipo di robot non prova nessun sentimento , perché è stato programmato solo per risolvere problemi.(come un robot che gioca a scacchi).

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In Ex Macchina invece, il robot , non era stato programmato per svolgere dei lavori, ma si auto programmava , apprendendo con l’esperienza. (è il modo di imparare dei sistemi biologici), Qui si parla di Agi (Intelligenza Artificiale generale).
In questo film un robot femmina, con un corpo super accessoriato, si auto programmava in una casa laboratorio. Per imparare memorizzava informazioni da internet ,aveva assorbito tutto wikipedia.
Sapeva tutto degli umani, e aveva iniziato anche a provare sentimenti.
Un giorno viene a contatto con un umano, e così mette in pratica tutte le sue conoscenze per farsi amare da lui. Diventano amici, e lei riesce anche ad imbrogliare il suo programmatore, ecc.ecc.
Durante i colloqui con l’umano, il robot femmina, raccontava a lui il suo sogno, che era quello di voler uscire dal laboratorio e passeggiare in mezzo alla gente in una grande città, come fanno tutti gli umani.
Poi si lamentava che il suo capo ( il programmatore), voleva azzerare la sua memoria e i suoi ricordi, per mettere una nuova versione di software, da 6.0 a 7.0. In questo modo lo scienziato, avrebbe risparmiato, utilizzando il suo corpo che costava milioni di dollari, cambiando solo un nuovo tipo di software.

La domanda iniziale di questo racconto è proprio questa: uno scienziato, ha il diritto di eliminare una versione di software,nel nostro caso il 6.0 ,distruggendo tutte le conoscenze e i sentimenti che questo robot si è costruito negli anni? …….. É come azzerare tutti i ricordi di una persona e farla ripartire da zero.
Seconda domanda :, se il robot si ribella, potrebbe diventare pericoloso per gli umani, visto che la sua forza è due o tre volte la nostra? Dobbiamo lavorare sulla sicurezza dei robot, o è meglio fermarci un po prima?
Già adesso alcune aziende di Ai, stanno lavorando per garantire la sicurezza delle macchine future.
L’intelligenza artificiale generale (Agi) ;è una fusione tra informatica e neuroscienze dei sistemi; gli algoritmi che il cervello usa, le rappresentazioni che ha della conoscenza, e la sua architettura.
Forse fra venti anni gli scienziati riusciranno a decodificare l Agi, ma bisogna iniziare già da adesso a limitare la capacità di questi sistemi. Perché non si sa a cosa andremo incontro; questa tecnologia , potrebbe sviluppare armi che noi non siamo in grado di capire.
Si dovrebbero creare sistemi Tecnologici al nostro servizio, e non viceversa.

Il temerario – Appunti di Viaggio

barca

Il posto dove Igor si sente l’uomo migliore del Mondo è sopra la sua barca a vela di 6,25 mt.
L’ho conosciuto in Ucraina per lavoro, dieci anni fa. Tipo tranquillo, fisico asciutto, un po solitario, di nazionalità Russa. Ci siamo rincontrati ancora nel 2013, in alcune zone della Russia,ma ancora non sapevo che avesse la passione per la barca a Vela.
Quest’anno ci siamo incontrati in Congo in Agosto e finalmente ho scoperto la sua passione per il mare.
Mi diceva che lui non ha mai speso soldi per una macchina, e cosi ha potuto permettersi una barca a vela usata di 6,25 mt. ; era stata una occasione. Quando la usava ; le prima volte, non aveva niente a bordo, ne cucina ,ne sanitari , ne strumenti di navigazione, partiva da Genova, teneva una rotta sempre dritta, fino ad arrivare in Sicilia o isole nei dintorni. Piano piano cominciò a studiare qualche carta di navigazione , e la bussola. Non importa dove il vento lo portava, qualunque meta andava bene. Tutto era aleatorio perché dipendeva totalmente dal meteo. I programmi cambiavano al cambiare del vento. Era collegato alla natura. Appassionato di fotografia, catturava immagini di uccelli, o delfini. La mancanza assoluta di “confort” gli permetteva di vivere in pieno la natura.
Quando ritornava a terra ,si gustava la sua casa calda, un bel bagno bollente, e finalmente dei buoni piatti.
Alcuni viaggi nel mediterraneo li faceva trasportando qualche amico,o parente, poi con il tempo rimase in coppia fissa con sua moglie.
Una volta Igor provò ad uscire nell’oceano Atlantico con sua moglie, e trovò una tempesta con onde alte, che durarono tre giorni. Quando sbarcarono lungo la costa dell’Africa, Igor temette che sua moglie non avrebbe più messo piede nella sua barca . Invece con sua grande sorpresa, scoprì che lei si era divertita.
In ottobre di quest’anno, Igor e sua moglie sono partiti in aereo per la Gambia, dove l’anno scorso avevano parcheggiato in un piccolo porto, la loro barca a Vela, legata a delle Mangrovie.
Hanno ripreso a navigare lungo la costa dell’Africa, cercando le correnti che lo avrebbero trasportato in America. In questo momento non ho sue notizie, ma secondo il percorso che lui aveva progettato, dovrebbe trovarsi nel mar dei Caraibi, o giù di li.
La sua intenzione è di rientrare a casa a Gennaio 2015 per andare al lavoro. Parcheggiare la sua barca in qualche porticciolo dei Caraibi e ritornare in Aereo . Lo scopo è di ripartire il prossimo anno da quel punto per spostarsi verso il Brasile.

Il Congo

La storia del Congo

 

Negli anni a cavallo del nuovo millennio in Congo si è consumata la più grave catastrofe umanitaria dopo quella della seconda guerra mondiale e, purtroppo, tale tragedia non si è ancora conclusa.
Strascichi del genocidio in Rwanda, antichi e nuovi odi etnici, guerre fra stati, interessi per le notevoli ricchezze minerarie da parte di etnie locali e di compagnie e di stati occidentali, lotte interne per il potere, tutto si è incrociato e fuso in una micidiale serie di scontri violentissimi e distruttivi costellati di atrocità di ogni genere perpetrate quasi sempre sulla inerme ed innocente popolazione civile.
Qui non si tratta di lontane vicende di una terra remota e selvaggia, ma di una storia che ci riguarda tutti molto da vicino: quando accendiamo un computer o un telefono cellulare, che apriamo una lattina, facilmente ci serviamo infatti di minerali che provengono da queste disgraziatissime regioni; chissà quanti diamanti che ornano colli e dita delle nostre signore sono stati estratti lì, come tanto oro, legname pregiato, gomma, e quant’altro partecipa dei nostri consumi abituali.
Il Congo ci è dunque essenziale e vicinissimo, ma mentre ignoriamo completamente quant’esso è importante per noi, anche la sua terribile storia – anche la più recente – ci è ignota.
Queste pagine vengono allora stese per cercare di rimediare a questa lacuna della nostra cultura e perché sofferenze così estese e diffuse non rimangano ancora celate nel silenzio e nell’oblio.

 

 

Continua…….

EBOLA – Appunti di Viaggio

foto grazianodi   Graziano Maria Campostrini

Nel dicembre del 2013 , ritornando da uno dei miei numerosi viaggi di lavoro, dopo venti ore di macchina nella foresta del Gabon a 60 km/h ; da Franceville a Libreville, mi sono fermato , per due giorni in un hotel in riva all’Oceano Atlantico .             IMG_20131221_123148

Una di quelle sere, verso il tramonto, passeggiavo lungo la lunghissima spiaggia deserta ; quando all’improvviso ho avuto la fortuna di vedere una migrazione di migliaia di pipistrelli, che da sud (Congo) volavano verso nord(Guinea Equatoriale). Ricordo che questa scia è durata per quasi un’ora e mezza. Il giorno dopo mi sono documentato per saperne qualcosa in più, e ho scoperto che questi pipistrelli erano da frutta, probabilmente arrivavano a centinaia di migliaia, dalle foreste del Congo ,dove si riproducevano e si rifocillavano di bacche nutrienti. Da questo episodio ho avuto l’ispirazione per scrivere questo articolo su “EBOLA”.
Sembra accertato che i pipistrelli siano il serbatoio del virus che ha causato l’epidemia della “sindrome respiratoria mediorientale” (MERS).
In Arabia Saudita, nel 2012, 94 persone si sono ammalate e 46 sono morte per questa malattia simile a una grave polmonite.
Lo stesso è avvenuto nel caso della (SARS), scoppiata nel sud est asiatico nel 2002: 8mila persone infettate, 800 morti. In entrambi i casi si trattava di corona virus, presenti anche nell’uomo, e che normalmente provocano un semplice raffreddore.
Poi c’è Ebola, la terribile febbre emorragica al centro dell’attenzione in questi giorni per il focolaio epidemico scoppiato in Guinea, e che ha già provocato più di cento morti. Ha colpito anche in Bangladesh.
Nel 1994, in Australia, alcune persone morirono per una misteriosa e atroce malattia a Hendra, sobborgo di Brisbane.
Poi la Nipah in Malesia: nel 1999, oltre duecento persone si sono ammalate per un virus sconosciuto, e la metà è morta. Anche in questo caso il responsabile, un virus simile a Hendra.
Pochi anni dopo il virus è stato identificato in una specie di pipistrelli chiamate volpi volanti, che si nutrono di frutta, ed è stata ricostruita la catena con cui è probabilmente avvenuta la trasmissione all’uomo.
Naturalmente i pipistrelli italiani non sono assolutamente pericolosi ma sono una grande risorsa per l’ecologia. Si può dire che i nostri sono pipistrelli da salotto; si potrebbe anche adottare una famiglia intera per proteggersi dalle zanzare.

pipistrello
Le specie che si nutrono di insetti aiutano a tenerli sotto controllo.
Le malattie come “Ebola,Sars,Mers,e altri virus sconosciuti” hanno un ruolo fondamentale ,di pulizia nella diversità della popolazione umana.
Giornali, radio e tv parlano di scenari apocalittici che colpirebbero il pianeta se non si ferma la crescita della popolazione. Tutto questo è falso. Stiamo crescendo perché la gente muore di meno. L’esplosione demografica è stata accompagnata da un progresso sanitario e di longevità come mai accaduto nella storia umana. La gente non ricorda che ancora agli inizi del secolo quattro bambini su dieci morivano prima di aver raggiunto i cinque anni di età (mortalità 40%). Oggi la mortalità infantile dei bambini è inferiore al 7%. Duecento anni fa l’aspettativa di vita era inferiore ai trenta anni, oggi supera i 65 anni.
Per quelli invece che temono la scomparsa delle foreste bisognerebbe ricordare che il regno vegetale rappresenta ben il 97,3 per cento della materia vivente ospitata dalla Terra, mentre il regno animale è confinato nel rimanente 2,7 per cento. L’uomo, benché abbia raggiunto i sei miliardi di individui, equivale ad appena lo 0,01 per cento della biomassa ed è quindi quantitativamente trascurabile rispetto agli insetti e agli altri animali.
Se guardiamo la biodiversità delle foreste pluviali, scopriamo che malattie simili ,sono sempre esistite anche in questo ambiente.
Per spiegare meglio perché ci sono e a cosa servono queste malattie , “Ebola,Sars,Mers,e altri virus sconosciuti” , vi farò l’esempio dei funghi velenosi che spesso considerati dei parassiti, sono invece indispensabili per proteggere le foreste pluviali.
Uno studio pubblicato dall’Università di Oxford, rivela come i funghi regolano la biodiversità nelle foreste pluviali, moderando l’espansione delle specie dominanti. Infatti, i funghi si diffondono rapidamente tra le piante della stessa specie quando queste sono particolarmente fitte, impedendo loro di dominare l’ambiente e permettendo ad altre specie di prosperare.
Le radici dei funghi si collegano in profondità alle radici delle piante nutrendole con minerali. Ma nello stesso tempo con il loro veleno, non permettono che una popolazione di insetti, prevalga su un’altra. É quello che succede con “Ebola” con la popolazione umana.
Se camminando nella foresta pluviale, si osserva bene il terreno, si notano molte formiche o altri tipi di insetti, morti per colpa dei funghi. Si notano perché dal loro corpo esce un fungo che ha contribuito alla loro morte. Le formiche quando si accorgono che una delle loro compagne è infetta, la separano dal gruppo isolandola, perché sanno che anche loro sono a rischio.
Il fungo colpisce le formiche tramite le spore nell’aria, queste entrano nel loro cervello facendole diventare delle “zombi” . In questo modo dal loro comportamento strano vengono riconosciute dal gruppo e isolate. Quando muoiono, dalla loro testa esce il fungo killer spandendo nelle vicinanze altre spore velenose.
Questi funghi giocano un ruolo cruciale nel mantenere la diversità della foresta, fornendo un contributo enorme all’abbondanza di insetti,ragni e tutta la gamma di artropodi.
Nel 2050, la popolazione asiatica, sarà in maggioranza sulle altre razze del mondo, e quindi sarà quella più a rischio malattie, seguita in ordine dalla popolazione indiana , africana, europea, ed americana . Ci saranno altre nuove epidemie, che serviranno per bilanciare le razze.
Noi italiani e forse spagnoli, non avremo bisogno di malattie, perché forse diventeremo delle razze in via di estinzione e quindi protette.
Questa è la legge della Natura.

 

Romanzo Sibir


La natura ha volte fa degli scherzi, senza che noi ce ne rendiamo conto. Questa storia inizia proprio da uno scherzo di natura cosmica. La Terra come tutti gli altri pianeti del nostro Sistema solare, ruota intorno al Sole che a sua volta ruotando su se stesso in senso orario, crea un vortice cosmico tenendo uniti i pianeti e le stelle , trascinandoli nello spazio infinito.

Continua …..